ECCE ITALIA

Il ministro Alfano riesuma il Ponte sullo stretto

52 anni dopo il Vaiont, una strage annunciata come scrisse Tina Merlin, qualcuno insiste, con motivazioni di dubbia funzionalità e visibilità, su un’opera devastante, dannosa e inutile.

Redazione Ecce Terra, 10 ottobre 2015

 

“Alfano offende i siciliani”

il manifesto – Silvio Messinetti, 3 ottobre 2015

Il ministro Alfano ha riesumato il Ponte sullo stretto, chiedendo di rimettere in agenda il progetto. Una mozione di Ncd è stata approvata martedì a maggioranza e impegna l’esecutivo a rivalutare il ponte come “infrastruttura ferroviaria”.

Cosa risponde Renato Accorinti, il “sindaco no Ponte”, ad Alfano?

Alfano offende il popolo siciliano. Da 15 anni ogni tanto torna a galla questa opera inutile, devastante e dannosa. Quando abbiamo vinto le elezioni nel 2013, il nostro motto era “1000 sì e un solo no”. Avevamo bisogno di tantissime cose davvero utili e non certo di questo mostro chiamato ponte. Abbiamo le ferrovie peggiori d’Italia con un binario unico non elettrificato, ponti che crollano, cavalcavia che si sbriciolano e ancora ci ammorbano con questa solfa del ponte. Renzi e Alfano piuttosto ci diano una mano sul nuovo porto di Canestrieri che, con mille difficoltà, stiamo cercando di realizzare. Lo sanno Alfano e Renzi che da 50 anni file interminabili di Tir provenienti dal continente transitano per la via principale di Messina rendendo la vita infernale a tutti i messinesi? Si occupino di tutto questo se hanno a cuore le sorti di Messina e della Sicilia.

Il ministro Delrio ha frenato gli entusiasmi di Ncd ribadendo che “prima bisogna analizzare i costi-benefici”. Quali sarebbero i costi e quali i benefici dal suo punti di vista?

Benefici nessuno. Il Ponte non serve alle comunità locali, non è strategico per gli spostamenti di lunga distanza, difficilmente si autofinanzierà. Soprattutto, il ponte non è funzionale al modello di sviluppo dell’area dello Stretto. La Calabria e la Sicilia, se vogliono avviare processi virtuosi di sviluppo, devono puntare sulle loro risorse territoriali e sulle vocazioni caratteristiche degli ambiti locali, quelle turistiche e culturali innanzitutto. Devono innescare processi endogeni, valorizzando le loro molteplici ricchezze sia ambientali che storico-culturali. E poi il ponte è altamente pericoloso visto che viviamo in una zona notoriamente sismica. L’opera sarà effettivamente in grado di resistere a un sisma di 7,2 gradi della scala Richter? E se il sisma avesse una magnitudo maggiore, come si comporterebbe la struttura? Se il sisma si verificasse in fase di costruzione, quale sarebbe la soglia di sicurezza? E poi questa storia dei treni che passerebbero sul fantomatico ponte è davvero ridicola. Da e verso il continente oggi passano appena quattro treni al giorno e questi vorrebbero farne transitare oltre 200. E come? Con un colpo di magia? Senza un progetto esecutivo, come facciamo a trasformare in certezza la possibilità del passaggio dei treni? E poi il ponte sarebbe oggetto a oscillazioni trasversali proprie della struttura, a dilatazione termica, alle oscillazioni indotte dal vento. È davvero possibile far passare i treni, tenuto conto che le dilatazioni e le oscillazioni sono nell’ordine di metri? La mia opinione è che i treni non possano passare sul ponte. E, ancora, quanti sarebbero i giorni di chiusura a causa del vento? Più di cento ogni anno, sostiene qualcuno. Ma se anche fossero di meno, già la sola possibilità impedisce di dismettere le navi. E potrei continuare per ore a raccontare le storture del ponte. 

Lei crede che sia piuttosto una manovra elettorale di Alfano, in vista di una sua possibile candidatura alla presidenza della Sicilia?

Indubbiamente è funzionale agli scopi politici di Ncd, per riprendere un po’ di visibilità ma credo che i giochi siano fatti e il ponte non si farà mai. C’è un blocco di potere e di interessi, anche mafiosi, che cerca ogni tanto di vendere illusioni con questa maledetta grande opera. Ma ormai la convinzione che il ponte non si farà è sedimentata nella popolazione. Fino a 15 anni fa contro il ponte eravamo in dieci, ora siamo in decine di migliaia, la stragrande maggioranza della popolazione. Questa era una città dormiente, governata da poteri occulti, con una massoneria tra le più potenti d’Italia. Siamo riusciti a risvegliarla e ora è una città viva che non si beve più le favole illusorie come il ponte. Certamente, trasformare il ponte in un annuncio perenne, ha generato, e vorrebbe continuare a generare, un considerevole impegno di spesa pubblica. Solo con il progetto sono stati buttati a mare 500 milioni, uno spreco di denaro pubblico che tra l’altro ha prodotto, in un periodo di risorse scarse, un effetto di spiazzamento sugli altri investitori.

Se Palazzo Chigi insisterà cosa farete? Quale mobilitazione metterete in campo?

Scenderemo in piazza, bloccheremo la città e metteremo sul tavolo politico tutto il peso del governo cittadino. Ci comporteremo da attivisti e da governanti. La musica è cambiata.

 

Immagine tratta da Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali

Immagine tratta da Wikipedia

 

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