«Sui pesticidi tutti stanno zitti»

A parte l'assessore Michele Dallapiccola che non sa più cosa inventarsi pur di replicare "istituzionalmente" alla trasmissione di Presa Diretta di domenica 15 febbraio.

In calce il comunicato del Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non

Redazione Ecce Terra

Trento, 24 febbraio 2015

 

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COMUNICATO STAMPA

Pesticidi: niente di nuovo dalle Istituzioni!

In questi giorni è di attualità la discussione in Provincia sui contenuti del documento di recepimento del P.A.N. - Piano Azione Nazionale - per l’uso sostenibile dei pesticidi usati in agricoltura. La preoccupazione degli addetti ai lavori ed in particolare dei sindaci e dei presidenti di comunità è stabilire delle distanze idonee per evitare che le sostanze possano per effetto deriva contaminare la proprietà privata e più in generale luoghi sensibili, abitazioni, luoghi pubblici (scuole, giardini, asili ecc).

Noi da sempre abbiamo contestato le attuali distanze, chiaramente insufficienti anche se in presenza d’uso di sistemi antideriva. Esempio eclatante in tal senso sono le linee guida emanate dalla CdV della Val di Non dove si stabilisce una distanza di 30 metri per l’irrorazione con il classico atomizzatore, ridotta a 10 metri se si applicano sistemi antideriva. Misure ridicole ampiamente smontate da prove tecnico-scientifiche e dalle innumerevoli analisi ambientali e biologiche che ne confermano l’inefficacia.

Evidentemente il Presidente della CdV della Val di Non, dirigente della P.A.T. nel settore agricoltura all’Ufficio di Cles, membro del consiglio di amministrazione del Consorzio Frutticoltori Cles, nonché frutticoltore ha pensato di tutelare più l’interesse economico dei suoi concittadini di valle, piuttosto che la loro salute. Del resto da questa chiara posizione di conflitto di interesse non poteva che andare così, ovvero esattamente il contrario di quanto espresso dai Giudici del T.A.R. e del Consiglio di Stato (quindi rilevante precedente giuridico di riferimento) nella sentenza di Malosco che hanno confermato a 50 m. la distanza per le irrorazioni decisa dal Sindaco Marini.

Infatti i Giudici hanno sancito, in conformità alla specifica normativa europea, che in questi casi va applicato il “principio di precauzione” perché i rischi, dovuti ai pesticidi, per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente sono di prioritaria soluzione rispetto agli interessi economici.

Eppure molti sindaci della Val di Non hanno aderito all’invito di adottare queste linee guida, ignorando, speriamo in buona fede, la loro responsabilità diretta, quale massima autorità in fatto di salute pubblica e quindi chiamati in causa per possibili contenziosi promossi dai cittadini.

Anche dalla provincia non arrivano risposte. Quasi un anno fa il Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non ha spedito una raccomandata all’Assessore Borgonovo Re chiedendo un incontro che, nonostante i numerosi solleciti, deve ancora arrivare.

L’assessore Dallapiccola invece ha fatto qualcosa in più, ci ha ospitato ed ascoltato ancora nel lontano settembre 2014, ma alla nostra richiesta di comunicarci una presa di posizione, riguardo alla proposta di 18 azioni per migliorare l’impatto dell’agricoltura sulla salute, ambiente e paesaggio della valle, non ha ancora risposto. Nel documento erano consigliate tra l’altro delle misure relative alle distanze quali ad esempio:

- l’inserimento di una fascia di almeno 30 m perimetrale alle zone abitate dove sia vietato l’uso di pesticidi in genere, non solo tossici, e ubicate coltivazioni che non necessitano di trattamenti fitosanitari con l’uso di atomizzatori o comunque attrezzature che causano deriva;

- la collocazione di idonee siepi a margine dei campi trattati con pesticidi di sintesi a protezione non solo dei luoghi sensibili ma anche delle coltivazioni biologiche; monitoraggio sistematico e costante dell’aria, terreno per verificare l’efficacia delle misure adottate; segnalare con apposite indicazioni visibili il trattamento in corso;

- adozione di varietà resistenti alle malattie in modo da ridurre da 20-25 trattamenti con pesticidi all’anno ad appena 4 o 5.

In effetti le soluzioni concrete ci sono, ci vuole però la volontà politica per vedere oggettivamente il problema senza far prevalere l’interesse economico ed il consenso elettorale sull’impellente bisogno di tutelare la salute dei cittadini.

Val di Non, 17 Febbraio 2015

f.to CDS Val di Non

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