Quello che non si sa sulle centrali nucleari

Quello che non si sa sulle centrali nucleari

 

l’Adige – Antonio Zecca, 11 giugno 2011

 

 


Da vent'anni mi occupo di sorgenti radioattive e rilevatori di radiazioni e da dieci di energia e nucleare. Vorrei rispondere ad alcune domande. La prima: abbiamo bisogno di reattori nucleari in Italia? In Italia abbiamo oggi un numero di centrali (funzionanti) per una potenza totale doppia di quella di picco mai utilizzata nella storia (dati Enel).

In sostanza abbiamo metà delle centrali spente solo perché i gestori risparmiano qualche euro a tenerle spente. Rimetterle in funzione costerebbe un millesimo che fare quattro reattori. La potenza totale dei reattori proposti sarebbe di 6.4 GW. La potenza delle centrali spente ammonta a circa 50 GW. I consumi elettrici in Italia stanno diminuendo dal 2005 e non esistono ragioni per pensare che ricominceranno a crescere. Le politiche europee prevedono un crescente risparmio energetico da ora fino al 2050 - cioè consumi decrescenti.


Quanto costerebbero le quattro centrali ipotizzate?

Abbiamo letto i numeri più disparati ma sembra che il preventivo sia sui 12 - 14 miliardi di euro. Gli esperti internazionali forniscono una stima completamente diversa: da 35 a 45 miliardi - cioè quanto la temuta manovra finanziaria richiesta dall'Europa.


Centrali nucleari ci renderebbero meno dipendenti dall'estero?

Questa è la bufala più smaccata: in Italia non abbiamo petrolio, ma non abbiamo neanche uranio. Il nucleare non ridurrebbe la nostra dipendenza energetica dall'estero.


Se mai si facessero nuovi reattori, dove metterli?

Alcune regioni e province si sono già espresse per non avere industria nucleare sul loro territorio. Altre si stanno allineando. La popolazione italiana è nella stragrande maggioranza contro siti nucleari (reattori ma anche depositi di rifiuti radioattivi). Il risultato del referendum già svolto in Sardegna vi dà una idea di quanto sia massiccia questa opposizione. La popolazione ha ragione: l'Italia ha un territorio montagnoso e ad altissima densità di popolazione. Ricordiamoci che i venti hanno facilmente allontanato la nuvola radioattiva di Chernobyl dalle pianure russe e la hanno spalmata su tutta l'Europa. Se accadesse un incidente in Italia la nuvola radioattiva stazionerebbe sulle nostre valli: pensate ai divieti di transito a Trento ogni inverno, quando lo smog staziona sulla valle per un paio di mesi. In Giappone hanno evacuato entro trenta chilometri da Fukushima (e non si sa per quanti anni). Ora prendete una carta dell'Italia, ritagliatevi un dischetto di carta di trenta chilometri di raggio e provate a piazzarlo dove vi pare: vedrete subito a quale danno anche economico andremmo incontro.

Ma c'è anche il problema dell'acqua di raffreddamento: non sapremmo dove mettere nuove centrali perché i nostri fiumi sono già al limite. E per il futuro si prevedono meno piogge e più ondate di calore: cioè fiumi in secca. Metterli sulle coste? Sappiamo già cosa succede: salinizzazione del mare. Finché è in riva all'oceano è una cosa; ma in riva a un mare basso e chiuso come l'Adriatico...


Cosa fare dei rifiuti nucleari?

È noto che i reattori producono «rifiuti nucleari» che rimangono pericolosamente radioattivi per millenni. Il problema di un immagazzinamento di questi rifiuti per migliaia di anni non è stato ancora risolto in maniera soddisfacente in nessuna parte del mondo. Nessuno sa dire quanto costerà questo immagazzinamento: a noi e alle generazioni successive.


Quanto è pericoloso il nucleare?

Tutte le attività umane comportano rischi. La valutazione dei rischi è mestiere che le compagnie assicuratrici sanno affrontare da un secolo. Nessuna compagnia assicurativa vuole assicurare i reattori - in Italia e nelle nazioni industrializzate. Questo perché il rischio è da valutare come la moltiplicazione della probabilità di incidente per il danno complessivo: anche se la probabilità fosse bassa (reattori più sicuri di quelli che ci vogliono vendere), il danno è potenzialmente molto maggiore che in altre attività umane. Il rischio nucleare è molto maggiore di quello associato alle altre attività umane.

L'esposizione «acuta» alle radiazioni porta a un numero limitato di morti entro giorni o mesi (un centinaio a Chernobyl). Ma l'esposizione a basse dosi aumenta il rischio di contrarre un tumore, anni dopo l' esposizione. Questi tumori non hanno una «etichetta» che permetta di distinguerli da altri e quindi è difficile dire quanti altri morti ha provocato e provocherà Chernobyl in tutta Europa. Su questa impossibilità si basa una delle bugie dell'industria nucleare.


I reattori attuali sono più sicuri di quelli di Fukushima?

È vero solo di una virgola, ma non conta niente perché la sicurezza dell'impianto non dipende solo dal reattore ma da una serie di altri fattori: non possiamo prevedere l'imprevedibile.


Cosa fare allora?

I reattori producono solo energia elettrica che è meno di un sesto dell' energia totale che usiamo. I reattori proposti aggiungerebbero meno del 2% a questo totale. Un programma di efficienza energetica facile da attuare potrebbe in pochi anni portarci a una riduzione del 20% del consumo totale. Cioè quanto quaranta reattori del tipo proposto. Ma il costo dell' efficienza sarebbe circa zero. Cominciamo subito. Chiediamo subito efficienza e non reattori.


Antonio Zecca

Docente di Fisica del Clima all'Università di Trento

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