NIMBY TRENTINO

4° aggiornamento Piano provinciale gestione rifiuti

Taranto Libera (continua)

La farfalla avvelenata

 

La farfalla avvelenata

Il Trentino che non ti aspetti

Città del Sole edizioni

anno 2012, 168 pagine

 

Fumo, diossina, scorie, aria e terreni inquinati, leggi non rispettate, ambiente a rischio, non è questa l'immagine che tutti hanno del Trentino.

Non è l'immagine della farfalla, simbolo della promozione turistica della Provincia autonoma, che fa il giro del mondo, nè quella che hanno gli stessi abitanti del Trentino, dove si parla di ambiente salubre e difesa del territorio.

 

A Trento presentato sotto Natale il libro-denuncia

che ripercorre i gravi scandali ambientali

che hanno scosso il Trentino negli ultimi anni.

Ma sono realmente fatti circoscritti

come cercano di avvalorare molti?

La farfalla avvelenata 

 e la distorta "autonomia del principe (vescovo)"

Ruralpini di Michele Corti, 26 dicembre 2012

 

 

Avvelenata la farfalla del Trentino

l'Adige - Renzo M. Grosselli, 15 dicembre 2012

 

La Farfalla avvelenata che chiama in causa l'Autonomia «miope»

Trentino - Carmine Ragozzino, 15 dicembre 2012

 

Quella farfalla avvelenata, forse al top

Due giornalisti, che amano il loro mestiere, decidono un giorno di raccontare i fatti e le verità, la storia di un territorio, la vita di un luogo apparentemente qualunque, quella delle persone che lo abitano e non casualmente subiscono la stupidità o la violenza che quel luogo è costretto a subire.

Forse perché ritengono che gli accadimenti relativi agli scempi in Valsugana, dai sotterramenti notturni alla ex cava di Monte Zaccon al via vai di rifiuti tossici solidi, liquidi e gassosi dell’acciaieria Valsugana, meritino le dovute attenzioni e riflessioni non costrette e dimenticate dalla cronaca del quotidiano, che dura il tempo che scorre tra un’alba e un tramonto.

Non è un lavoro da poco, vengono contattate persone e inquirenti che conoscono i fatti; si leggono, rileggono e si studiano centinaia di pagine, anche quelle delle memorie contenute nei faldoni delle inchieste della Procura di Trento. Non è facile mantenere il filo conduttore, farne una sintesi per raccontare la storia di un pezzo di vita trentina. Ed infine si va alla ricerca di un editore, trovandone uno disponibile in fondo all’Italia.

E così, giorno dopo giorno, Andrea Tomasi e Jacopo Valenti seminano informazione e conoscenza, ed in prossimità di questo Natale vedono il primo frutto della loro fatica.

Negli stessi giorni:

- in una trasmissione televisiva nazionale – puntata di “Porta a Porta” pubblicata martedì 11 dicembre – il presidente Lorenzo Dellai interviene in diretta per replicare alle valutazioni del dott. Leonardo Pinelli secondo cui la monocoltura trentina vede un eccessivo uso di pesticidi: ne scrive il prof. Michele Corti. La telefonata di Dellai è parsa a molti inopportuna, certamente appropriata cassa di risonanza e occasione per altre reazioni e repliche;

- il sabato seguente una delegazione trentina partecipa alla manifestazione nazionale “Taranto libera” per esprimere solidarietà alla gente generosa di Puglia;

- qualche mese fa il Trentino ha fatto la sua bella figura con l’altrettanto generosa gente de l’Aquila in occasione dell’inaugurazione del nuovo auditorium da quasi 7 milioni progettato da Renzo Piano e pagato con soldi "della Provincia". Per Taranto, che produce il 50% dell’acciaio italiano e tante morti, non si è ancora sentita una parola da parte della politica del solidale Trentino. Ed anche questo recente video della Pat avrebbe potuto essere occasione per farlo, senza retorica.

Se Pinelli ha accostato la situazione critica dell’Ilva a quella sull’abuso di pesticidi in Trentino ci pare più appropriato evidenziare un altro dato delle due diverse situazioni di criticità o grave degrado ambientale, sociale e politico. In entrambe chi è intervenuto immediatamente per tutelare produzioni e animi sono stati, da una parte il ministro dell’ambiente Clini, poche ore dopo che il gip Patrizia Todisco ha emesso un ordinanza per il sequestro di 6 impianti dell’Ilva, dall’altra parte dell'Italia il presidente Dellai a tutela dell’“agricoltura integrata” nostrana.

Tomasi e Valenti, in conclusione del loro lavoro, ci riportano così al Sud martoriato e al Nord patinato di questa Italia la cui difesa è sempre più obbligata dalle vuote difese d’ufficio.

[…]

Quel che è certo è che la reazione di una certa politica, di fronte all’intervento della Procura della Repubblica di Trento, è stata scomposta. Si è quasi parlato di vilipendio dell’autonomia. Guai a dire che qui le cose non vanno bene, come abbiamo sempre raccontato. Non è periodo, perché le competenze devono aumentare, non diminuire.

E così molte domande rimangono senza risposta. Perché, visti i potenti mezzi finanziari, la Provincia non fa una seria analisi sullo stato di salute del territorio, un’indagine dettagliata, Comune per  Comune, per capire ad esempio qual è l’incidenza delle malattie tumorali? È la cronaca nazionale, nel 2012, a raccontarci dei fumi di un’altra acciaieria, l’Ilva, oggetto di un’altra inchiesta giudiziaria. Trento come Taranto?

Giuseppe Corisi, operaio dello stabilimento siderurgico  pugliese, che viveva a 40 metri dalla fabbrica, ha fatto affliggere una lapide con questa scritta:

“Nei mesi di vento da Nord veniamo sepolti da polveri di minerale e soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale Ilva. Per tutto questo gli abitanti “MALEDICONO” coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare”.

L’inchiesta trentina è un’occasione per riflettere sulle debolezze del sistema, che si sente forte, troppo forte. Le ecomafie penetrano nel ventre molle del Paese. E del paese fa parte anche questa terra. Un’autonomia gestita bene? Sì, stando ai depliant della promozione turistica. Ma la farfalla del Trentino deve essere curata. È già, in parte, una farfalla avvelenata. Chi ha avuto la forza di arrivare alla fine di queste pagine, come noi che il libro lo abbiamo scritto, guarderà con occhi diversi le mele appese agli alberi delle nostre campagne, l’uva e il vino che ne deriva. Aprendo il frigorifero e afferrando la bottiglia del latte o il vasetto dello yogurt, si farà qualche domanda in più. È come nella scena di Gomorra (sappiamo che il paragone è forte, perché il Trentino non è Scampìa), quando il trafficante di rifiuti tossici abbandona la cassettina di pesche, coltivate su un terreno contaminato.

Si dovrà guardare con occhi diversi anche ogni intervento di scavo, ogni buca, ogni cava, ogni pista ciclabile (perché non sai cosa c’è sepolto sotto l’asfalto) e ogni prato (perché non sai cosa è stato messo nel sottofondo). Serve a qualcosa preoccuparsi? Serve a qualcosa uscire da questo piccolo-grande Matrix che è il racconto di un paradiso terrestre che stiamo distruggendo, convinti del contrario? Secondo noi sì. Serve perché un cittadino informato può pretendere una politica ambientale seria. Può chiedere a chi governa questo territorio di preservarlo, di non nascondere la verità sotto il suolo (in alcune zone della Valsugana, nel sottosuolo, scavando, ancora oggi si trovano rifiuti industriali).

Ali di farfalla appesantite dallo sporco.E ali appesantite non permettono di volare.

Questo è un atto di amore verso quella farfalla.

 

Redazione e amici di Ecce Terra ringraziano Andrea Tomasi, Jacopo Valenti e la casa editrice Città del Sole per questo importante contributo alla libera informazione.

Redazione Ecce Terra

Trento, 23 dicembre 2012

 

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