NIMBY TRENTINO

Non nel mio giardino trentino

 

 

Apprendiamo dal Corriere del Trentino del 9 gennaio (leggi sotto o anche qui) che anche l’arcivescovo Bressan, interpellato sulla questione rifiuti-inceneritore, ha glissato sul tema di fondo dimostrando attenzione su aspetti marginali, come quello del significato del nome della nostra associazione. Non siamo nuovi a simili puntualizzazioni, di cui non stentiamo a cogliere il senso profondo, se pensiamo che questo acronimo si è fatto “trentino” sin dal marzo 2004: Nimby trentino, per l’appunto.

Nel merito delle ragioni della scelta del nome, vorremmo riproporre la lettura del capitolo “Prevenire la crisi dei rifiuti” (leggi qui), del libro di Barry Commoner “Far pace col pianeta”, dal quale riportiamo la parte (leggi qui) sul significato di quel Nimby (trentino) che ha dato il nome alla nostra associazione:
La gente ha incominciato a preoccuparsi del proprio cortile di casa non perché di recente sia scoppiata un’epidemia di egoismo antisociale, ma – come riferisce lo studio fatto in California – a causa del fatto che “il fallimento del governo e dell’industria  nel compito di smaltire correttamente i rifiuti ha avuto vasta pubblicità, che si è riflessa in un crescente timore circa i pericoli collegati a tutti gli impianti di smaltimento.”
A motivare l’opposizione del pubblico agli inceneritori non è stata la preoccupazione per la santità del proprio cortile, ma piuttosto la qualità dell’ambiente che gli oppositori condividono con il resto della società; e quindi si tratta di una preoccupazione non solo personale, ma anche e soprattutto sociale.

 

Fu lo spirito di quelle parole a decidere il nome, invitandoci ad essere custodi del giardino trentino. Inteso come giardino comune, e non proprietà di pochi eletti.
Spirito che nasce nei lontani anni ’80 in America e che, oggi, ritrova attualità nel nostro Paese. Anche in questo caso dobbiamo constatare come si possa essere sordi agli insegnamenti della storia.

Questo ci pare, oggi come allora, il modo migliore per cercare di operare attivamente e disinteressatamente cercando di far pace col creato, salvaguardandolo.

 

Direttivo Nimby trentino, 9 gennaio 2011

 

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Bonelli (Verdi): «Solidarietà a Simonetta»
Corriere del Trentino, 9 gennaio 2011


TRENTO - «Esprimo a nome di tutti i Verdi italiani la mia più convinta solidarietà nei confronti di Simonetta Gabrielli. La sua battaglia contro l’inceneritore è sacrosanta». Con queste parole Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, sposa la battaglia della presidente di Nimby, che proprio venerdì ha deciso di sospendere lo sciopero della fame per un eccessivo affaticamento cardiaco, dopo trentatrè giorni di digiuno di protesta contro la costruzione di un inceneritore in Trentino. «La sua - continua Bonelli - è una battaglia per chiedere che siano usate tecniche diverse e sostenibili per il trattamento dei rifiuti. Capisco il sacrificio che sta affrontando Simonetta».
L’associazione attende ancora risposte: «Ad oggi - scrivono i responsabili di Nimby - non sono giunte risposte ufficiali alle richieste avanzate. Peraltro, sono segnali importanti le aperture del presidente del Consiglio comunale, Renato Pegoretti, e del sindaco, Alessandro Andreatta. Rimaniamo dunque in attesa della definizione di questi incontri quale momento propedeutico alla costituzione di un tavolo di confronto, in cui si possano comparare i diversi sistemi di gestione della materia rifiuto».
Per Nimby e Gabrielli si era mosso anche Marco Ianes, che aveva chiesto un incontro al vescovo Luigi Bressan, offrendosi come intermediario per concordare l’udienza. La risposta, via mail, dell’arcivescovo è stata chiara: «Per quanto concerne i problemi tecnici della disposizione dei rifiuti - ha scritto Bressan - non sono affatto competente. Il nome "nimby" poi va mutato, se vuole esser un approccio cristiano e non egocentrico. Per ora il mio programma è bloccato fino a fine gennaio; ma vi è un collaboratore che dirige un Ufficio che si occupa anche della salvaguardia del creato (non delle questioni del come disporre i rifiuti. Meno comunicazioni produrrebbero anche meno rifiuti)».

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