Forlì. Diossine, quando si cercano si trovano

Comunicato stampa

Forlì, 19 aprile 2011


Dal momento che sempre più spesso le cronache nazionali e non solo riportano notizie di alimenti (mozzarelle, polli, suini, uova ecc). contaminati da diossine e policlorobifenili (PCB), abbiamo voluto procedere alla loro ricerca nel nostro territorio ed abbiamo indagato le matrici ove era più probabile rilevare tali inquinanti in rapporto agli inceneritori che sono, dai dati di letteratura, una delle loro principali sorgenti.

Gli esami per la ricerca di Policlorodibenzodiossine (PCDD), Policlorodibenzofurani (PCDF), Policlorobifenili (PCB)  sono stati condotti su base volontaria e con fondi autonomamente reperiti.

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Diossine e POPs in Italia: Il monitoraggio ambientale e alimentare insufficiente; quello biologico inesistente. La necessità di dati “fit for pourpose”

di Stefano Raccanelli

 

 

La cronaca

 

"Ecco le prove: diossine nei polli di Coriano"

Il Resto del Carlino -  Fabio Gavelli, 20 aprile 2011


È quanto emerge dalle analisi svolte dal Laboratorio microinquinanti organici del Consorzio Inca di Porto Marghera su alcuni campioni prelevati a varie distanze dagli inceneritori.


Forli, 20 aprile 2011 - Diossine nei polli, nelle uova e persino nel latte materno. Valori anche doppi ai massimi consentiti dai regolamenti europei per gli alimenti. È il risultato delle analisi effettuate nell’area di Coriano per impulso dell’Associazione Medici per l’Ambiente e svolte dal Laboratorio microinquinanti organici del Consorzio Inca di Porto Marghera.


Sette i campioni prelevati fra febbraio e marzo. Quattro su polli allevati all’aperto, a varie distanze dagli inceneritori (800 metri, 2 km, 3,8 km e oltre 20 km), due su uova da galline che razzolano a 800 metri e a 3,8 km dagli impianti; infine due provette di latte di mamme che abitano a 500 metri e 1,9 km. Come parametro di riferimento si è usato il ‘tenore massimo’ degli inquinanti negli alimentari, espresso in picogrammi di tossicità equivalente per grammi di grasso corporeo. Nelle carni del pollo che razzolava più vicino agli inceneritori il valore riscontrato è 8,1 contro 4 del regolamento europeo del 2006. Nell’animale che viveva a 2 km il dato era di 7,6, a oltre 20 km si è scesi a 3,2. Per le uova, il dato più alto (6,6, mentre la soglia europea è di 6) veniva proprio dalla gallina cresciuta a 800 metri dagli impianti. Infine il latte materno. Poiché non esiste un valore di legge sulla presenza di diossine, si è scelto quello relativo al latte crudo animale. Il primo campione, prelevato dalla mamma che sta a mezzo km, è di 10,4 ma anche l’altra donna che sta a 1,9 km, aveva 7,5 contro il massimo di 6. Quando in commercio si trovano cibi con questo contenuto di diossina, ammoniscono gli autori dello studio, bisogna ritirarli dal mercato e distruggerli.


Come interpretare l’indagine, presentata ieri nella sede dell’Ordine dei medici di Forlì-Cesena? «Non vogliamo creare inutili allarmismi, ma spingere alla prevenzione e far riflettere seriamente politici e amministratori», dice l’oncologa Patrizia Gentilini, che pone l’accento sulla scientificità delle analisi nonostante il numero limitato di campioni. Il problema è che di solito la presenza di diossine negli alimenti non viene cercata. «In Italia c’è carenza di controlli alimentari e ambientali e assenza di monitoraggio biologico, cioè sull’uomo - sostiene Stefano Raccanelli, chimico, già consulente del pm Felice Casson al processo sul petrolchimico di Marghera e coordinatore della ricerca -. I controlli sugli alimenti, in particolare sugli animali e il mangime, dovrebbero essere obbligatori per legge. Si fanno solo verifiche periodiche delle emissioni, che non sono le più importanti: solo 400 all’anno per tutta l’Italia».


Passiamo alle fonti: chi produce le diossine? Gentilini cita uno studio francese del 2010 in cui si afferma che il 52% è attribuito agli inceneritori. La scelta di galline e uova come ‘marcatori’ non è stata casuale: l’indagine su Coriano (finanziata dall’Isde, l’associazione pediatrica, l’Ail e soprattutto il Movimento 5 Stelle) li ha utilizzati perché gli animali allevati nell’aia ingeriscono molte sostanze presenti nel terreno.

I medici sottolineano che per un agente dimostrato cancerogeno come la diossina, l’apparato di controlli in Emilia-Romagna è insufficiente. Lo studio Moniter, costato 3 milioni di euro, si concentra solo sul rilevamento in atmosfera e non sui cibi e nei corpi, dove le tracce della sostanza diventano davvero pericolose per la salute.

 


Forlì, una ricerca: "La diossina raddoppia nei polli e uova vicino all'inceneritore"

Romagna oggi.it, 19 aprile 2011


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