Le nuove regole per favorire la costruzione delle infrastrutture strategiche

Le nuove regole per favorire la costruzione delle infrastrutture strategiche

Aggiornamento ottobre 2012

 

 

Stralcio della sintesi


Con le tre manovre finanziarie del 2011, con la legge di stabilità 2012, e con una parte del pacchetto dei decreti legge emanati fino all’estate del 2012, i Governi Berlusconi e Monti e il Parlamento hanno approvato - con l’occasione del grande colpo allo stato sociale - una serie di nuove regole per modificare i meccanismi attraverso cui in Italia vengono decise, progettate e soprattutto finanziate le infrastrutture strategiche e altre “grandi opere”.

 

La capacità di mobilitare risorse è un aspetto cruciale per quell’apparato di poteri che usa la costruzione delle “grandi opere” per spostare ricchezza dalla collettività a soggetti privati.

 

Conoscerne le modalità può servire a chi resiste per provare ad inceppare alcuni dei complicati ingranaggi che collegano la decisione su un’opera pubblica sbagliata alla concreta possibilità di finanziarla e realizzarla.

 

Le infrastrutture c.d. strategiche - ridisciplinate organicamente in Italia nel 2001 - hanno avuto negli ultimi dieci anni uno sviluppo meno rapido di quello programmato dal mondo degli affari e raccontato dalla propaganda dei promotori. Questa relativa lentezza si deve in parte all’opposizione decisa che hanno incontrato quasi ovunque, ed in parte alla sempre più evidente carenza di risorse economiche pubbliche da impegnare sui progetti.

 

Gli scandali, gli sprechi e l’enorme debito provocati finora dalla politica delle “grandi opere” non hanno però introdotto elementi di razionalità nell’arretrato modello di accumulazione capitalista nazionale, che continua a vedere nei lavori pubblici ridondanti, nelle privatizzazioni dei servizi e nell’appropriazione dei beni collettivi uno degli sbocchi ancora possibili per riprodursi.

 

In queste pagine proviamo a spiegare come è cambiata nella forma e sta cambiando nella sostanza in Italia la strumentazione tecnico-amministrativa, specie quella economico-finanziaria, per costruire nuove “grandi opere” e per terminare quelle in costruzione, comprese quelle opere TAV/TAC che storicamente hanno costituito il paradigma teorico e il principale terreno di sperimentazione dei meccanismi di programmazione e realizzazione delle infrastrutture strategiche.

 

La dissipazione organizzata nel settore delle infrastrutture strategiche ferroviarie, le linee ad alta velocità/capacità, è un aspetto della strategia generale. In questo settore l’Italia brilla per i costi sei/sette volte superiori alla media europea e per l’ostinazione perversa con cui ignora le controindicazioni insuperabili di cui si prende atto in altri paesi dove ugualmente il profitto capitalista governa.

 

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