Tav, un affare? Io non credo

Dietro a questo progetto che collega Torino a Lione,

ci sono interessi fortissimi di grandi imprese e cooperative

Mensile Vivere - Andrea Boitani, marzo 2010


Entro giugno dovrebbe essere presentato il progetto definitivo per la costruzione della linea ad alta velocità che collegherà Torino a Lione. Come economista sono convinto che, se sarà realizzata, i costi supereranno di gran lunga i benefici. Ho eseguito alcuni calcoli sulla base di un’analisi compiuta nel 2005 dall’economista francese Rémi Proud’Homme, che pure conteneva delle previsioni molto generose in termini di vantaggi portati dall’opera. Il costo per l’intera linea, comprensivo quindi anche del tratto francese, è stimato intorno ai 16 miliardi di euro, che arrivano a 20 con le infrastrutture di servizio alla rete. A queste spese iniziali occorrerà aggiungere quelle di gestione, calcolate in circa 430 milioni all’anno. A fronte di questi costi, i benefici in termini di riduzione della congestione stradale, dei tempi di percorrenza, dell’aumento del traffico passeggeri e merci, di un minore inquinamento atmosferico, del minor numero di incidenti stradali, sono stati calcolati intorno ai 140 milioni di euro. Anche supponendo che questi 140 milioni aumentino un po’ di anno in anno, si avrebbe comunque per moltissimo tempo un forte deficit rispetto ai costi.

Dal 2005 a ora non mi sembra che le variazioni di progetto avvenute oggi abbiano comportato una significativa diminuzione di questi costi, anzi è molto probabile che alla fine risultino addirittura superiori. Bisogna poi considerare che negli ultimi anni il traffico merci nell’area è diminuito e se la linea sarà costruita non è detto che torni a crescere, anzi: non credo che il risparmio di tempo sarà compensato dall’aumento dei costi necessari per far transitare le merci su una linea più veloce. Tra l’altro, l’idea di usare l’alta velocità anche per il trasporto merci è un’anomalia tutta italiana. In Francia, tanto per fare un esempio, le linee sono progettate soltanto per il trasporto dei passeggeri. Anche per quanto riguarda le ricadute sul territorio, sono di nuovo molto scettico. Nel periodo in cui saranno attivi i cantieri, infatti, l’occupazione in Val di Susa aumenterà, ma sicuramente l’effetto non sarà positivo per il turismo e in ogni caso, ultimata l’opera, cesseranno anche i benefici per l’occupazione. È vero, inoltre, che la Torino-Lione fa parte del cosiddetto “corridoio 5”, il progetto varato dall’Unione europea per collegare l’Ovest con l’Est del continente, da Lisbona a Kiev, ma non è specificato da nessuna parte che questo collegamento debba essere realizzato con una linea ad alta velocità: è una scelta italo-francese, non europea. Per cui, non è affatto detto, come invece sostengono i fautori della Tav, che se entro il 2013 non inizieranno i lavori perderemo i 700 milioni di finanziamento stanziati dalla Ue. Per ottenerli, basterà potenziare la linea attuale, come del resto già si sta facendo. Ma la realtà è che dietro la Tav ci sono interessi fortissimi da parte di grandi imprese e di operative che condizionano la politica. C’è il rischio che si comincino i lavori e poi, dopo qualche anno, come spesso capita, vengano lasciati a metà.

 

Andrea Boitani

Docente di Economia politica all’Università Cattolica di Milano


Testo raccolto da Eugenio Arcidiacono

Joomla25 Appliance - Powered by TurnKey Linux