No, caro Curzel, i pesticidi producono morte

No, caro Curzel, i pesticidi producono morte

l'Adige / Lettere - Roberto Cappelletti, 13 aprile 2015

 

Egregio Direttore,

non è la prima volta che nel bel mezzo di un dibattito sulla pericolosità dei pesticidi interviene l’ingegnere agronomo Giancarlo Curzel a ricordarci l’importanza dei cancerogeni naturali che a suo parere sarebbero ben più importanti dei cancerogeni di sintesi. Questi ultimi ammonterebbero solo allo 0,01% (l’Adige del 2 aprile scorso).

Credo valga la pena approfondire il ragionamento di Curzel che si rifà alle teorie di Bruce Ames che hanno avuto un certo credito alla fine degli anni ottanta (oggi Ames ha 87 anni).

Innanzitutto concordo che il “naturale” non è sempre bello, basti pensare alla cicuta, il veleno che ha ucciso Socrate, o alle amanite, funghi velenosissimi. Però sostenere che la maggior parte dei cancerogeni vengono dalle piante, mi perdoni Curzel, non può essere condivisibile. Una sola considerazione a questo proposito: l’uomo consuma prodotti vegetali da millenni, ma il vertiginoso aumento di tumori è iniziato solo con l’epoca industriale. Inoltre la cancerogenesi non è il solo effetto deleterio sulla salute dei pesticidi e forse anche il meno temibile. Infatti moltissimi pesticidi sono interferenti endocrini (interagiscono con gli ormoni) e soprattutto alterano lo sviluppo cerebrale (gli insetticidi agiscono tutti con meccanismi nervini). I “pesticidi naturali” sono sostanza contenute nelle piante, nelle verdure, nella polpa e nella buccia della frutta (come il d-limonene, citato da Curzel, presente nelle bucce degli agrumi) che servono per la difesa delle piante da agenti fisici o parassiti. Molte di queste sostanze sono polifenoli. Ora i polifenoli, è noto, possono risultare mutagenici o cancerogeni nei test in vitro (come il test di Ames). Dipende dalle condizioni sperimentali. Queste sostanze sono chimicamente dei chinoni, che possono trasformarsi in semichinoni, quindi sostanze ossidanti (che rilasciano radicali liberi) e tossiche.

Ma il processo di adattamento dell’uomo durante i millenni ha fatto sì che i polifenoli, sostanze potenzialmente dannose, stimolino una risposta dell’organismo con produzione di enzimi detossificanti, risposta che risulta sopradimensionata e quindi vantaggiosa per l’organismo. Molti di questi polifenoli (come la catechina contenuta nel tè, il kemphenol, le antocianine dei mirtilli ecc.) sono stati studiati per gli effetti curativi e preventivi sul cancro. Questo vale anche per i glicosinolati dei cavoli e cappucci (e altre piante del genere brassica) che possono liberare allilisotiocianati (dal sapore pungente), assolutamente non tossici in quantità modiche.

Non è così per i pesticidi di sintesi. Molti pesticidi aumentano lo stress ossidativo a livello cellulare, ma quello che è peggio impediscono la risposta detossificante dell’organismo. Fra il resto nella dieta dei neonati i vegetali vengono introdotti molto tardivamente (il sistema detossificante del neonato non è sviluppato). Non è sempre vero, come sostiene Curzel citando Paracelso, che la dose fa il veleno. Negli organismi in crescita bastano piccolissime dosi per determinare errori nello sviluppo catastrofici.  Ad esempio l’erbicida atrazina può causare danni irreversibili nello sviluppo a dosi 30.000 volte inferiori dei limiti di legge. Piccolissime dosi di sostanze cancerogene durante lo sviluppo possono determinare una instabilità genetica che si riflette nella vita adulta con una maggior predisposizione al cancro come è stato il caso del Ddt. Rigettiamo quindi il ragionamento che i pesticidi di sintesi siano solo lo 0,01% rispetto ai pesticidi naturali. Non si può mettere sullo stesso piano un polifenolo naturale e un erbicida come il Glifosate.

I pesticidi non sono purtroppo presenti in piccole dosi nel nostro ambiente. Li ritroviamo negli alimenti, nelle acque e nel sangue umano sempre in maggiori concentrazioni. L’allarme del mondo scientifico per i pesticidi è reale e ben motivato. Quando gli agronomi capiranno la preoccupazione di noi medici? Le teorie (vecchie) di Ames hanno prodotto un ritardo nella lotta contro il cancro, soprattutto nella prevenzione primaria (agendo sulle cause, riducendo i cancerogeni ambientali). L’aumento vertiginoso dell’incidenza del cancro che non è solo dovuta all'età (l’aumento riguarda tutte le fasce di età, anche quella infantile) ci fa capire che non è solo con la modificazione degli stili di vita che vinceremo la guerra contro il cancro. Va bene eliminare il fumo di tabacco o ridurre il caffè, mettere attenzione alla cottura dei cibi, ridurre l’uso di veicoli diesel, ma parallelamente va cambiato questo modello di agricoltura (lineare) che contribuisce a produrre morte invece di salute.

 

Roberto Cappelletti

Presidente sezione Trentina Medici per l’Ambiente

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