Report pesticidi 2012, le interpretazioni dell’assessore Luca Zeni

Report pesticidi 2012, le interpretazioni dell’assessore Luca Zeni

Che ripropone l’analoga rassicurante versione del presidente Rossi

(parzialmente pubblicato dal Trentino con il titolo: "Fitofarmaci, insorgono i comitati")

 

L'assessore alla salute Luca Zeni, a seguito del ricorrente dibattito di questi giorni sui pesticidi, non si discosta dalle fuorvianti informazioni che maldestramente attingono dallo studio epidemiologico dell'APSS del 2012. Dichiara come non sia emersa alcuna correlazione tra l'essere residenti in aree ad alta densità di meli e l'incidenza delle malattie prese in considerazione (tumori, linfomi e leucemie, aborti spontanei, nati morti, nati prematuri, malformazioni congenite, asma, rinite e disturbi allergici, tiroide, Parkinson e Alzheimer).

Ricordiamo cosa recitano, al contrario, altro tipo di valutazioni del medesimo studio.

Le conclusioni del progetto parlano chiaro ed evidenziano la sussistenza di numerose criticità affermando che “dai risultati raggiunti da questa analisi non emerge alcuna correlazione tra l’essere residenti nell’area ad alta densità di meli e l’insorgenza di patologie”.

“È comunque raccomandabile una certa prudenza nella comunicazione dei risultati alle parti interessate, considerando tra l’altro che: il disegno dello studio di tipo “ecologico” è quello che non consente stime precise del rapporto causa-effetto, data la fallacia ecologica che determina un bias di attribuzione ai singoli costituenti la popolazione delle caratteristiche della popolazione stessa”; “solo uno studio di epidemiologia analitica (caso-controllo o di coorte), innestato anche in un quadro di sorveglianza sanitaria di popolazione, può rispondere al quesito se esista o meno associazione tra esposizione ambientale a fitofarmaci e salute”.

Riproponiamo un passaggio della sentenza del Consiglio di Stato n. 01281/2013 sollecitando altresì all’assessore la presa visione di quegli “autorevoli pareri” prodotti dal Comune di Malosco.

L’applicazione del principio di precauzione postula l’esistenza di un rischio potenziale per la salute e per l’ambiente, ma non richiede l’esistenza di evidenze scientifiche consolidate sulla correlazione tra la causa, oggetto di divieto o limitazione, e gli effetti negativi che ci si prefigge di eliminare o ridurre”;

Gli elementi indicati dall’appellante, incentrati sullo studio epidemiologico dell’APSS succitato, non appaiono decisivi al fine di escludere i rischi paventati, se solo si considera che sono stati prodotti dal Comune autorevoli pareri che, direttamente o indirettamente, tendono a ridimensionare la portata di detto studio, e soprattutto che lo studio stesso appare accorto nell’individuare i limiti intrinseci delle conclusioni cui perviene; mentre l’esistenza di un rischio possibile/non improbabile, legato ad una dispersione delle particelle di fitofarmaco nell’ambiente ben più ampia di quella indicata nello studio epidemiologico e ad una penetrazione nel corpo umano più persistente, sembra trovare conforto in rilevamenti depositati dal comune”.

Si ritiene doveroso, da parte delle istituzioni e dei soggetti posti a tutela della salute pubblica, puntualità nelle informazioni rispetto alle caratteristiche e la peculiarità dello studio effettuato, onde evitare interpretazioni o approssimazioni utili solo a costruire ed ottenere un risultato tranquillizzante.

Emanuela Varisco – Adriano Rizzoli, 23 settembre 2015

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