Patto tra pesticidi e produttori: “Naturalmente salutare”

Patto tra pesticidi e produttori: “Naturalmente salutare”

Secondo Virgilio Pinamonti di Fondazione Mach e la UIL: “Mera dichiarazione di intenti, servono i fatti”

 

Produttori, distributori di pesticidi e Provincia si rammendano addosso un Patto sui pesticidi senza che, nella sua definizione, sia presente una voce di chi ne subisce le conseguenze; patto sottoscritto altresì dall’APSS ravveduta dalle distrazioni che le facevano omettere la questione tra i contenuti, di portata decennale, del Piano per la salute 2015-2025, se non fosse per una formula “partecipativa” ancora in divenire in termini di operatività.

Dalla periferia il leitmotiv ritorna con "Naturalmente salutare", dal titolo della presentazione del Festival del benessere (l'Adige, 14 gennaio 2016 - leggi in fondo) svoltosi il 16 e 17 gennaio al PalaRotari a Mezzocorona, all’insegna dello star bene con la natura.

Perle di saggezza “olistica” di cui godere con tutti i “sensi dell’anima” - come citato dagli organizzatori - se non fosse che sensi e pensieri rimbalzano proprio a quella Melinda, sponsor tecnico del festival, che produce il "frutto salutare per eccellenza", al netto dei dati dell'Istat sul consumo di pesticidi che ci regalano il primato nazionale per l'uso di principi attivi per ettaro di superficie agricola.

Un processo dissociativo tra contenuti di pensiero e comportamenti con ovvie incongruenze e distorsioni che divengono irrispettose di concetti quali vero benessere e vera sostenibilità, nonché fuorvianti rispetto ad una informazione corretta e trasparente.

Informazione zelante e rassicurante, che non manca di arrivare, dell’assessore all’agricoltura Dallapiccola che prende posizione (a priori) a favore della smentita di EFSA (Autorità europea per la sicurezza del cibo) nei confronti della pronuncia della IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) che classifica il glifosate come "probabile cancerogeno". L’assessore Dallapiccola troverà il tempo per sapere chi tra queste due autorità è più indipendente?

A seguito e a supporto il presidente della Coldiretti provinciale Gabriele Calliari invita a non demonizzare i prodotti fitosanitari che sono registrati presso l’Istituto superiore di sanità e considerati non nocivi. Altresì considera un drastico cambiamento della geografia agricola provinciale, con perdita di produzione, l’aumento della distanza minima (5 metri) tra i frutteti irrorati e le abitazioni. Ciò detto, malgrado la soccombenza dello stesso Calliari, sia al TAR sia al Consiglio di Stato, sul caso Malosco (50 metri).

L’omogeneità di intenti, a sostegno e difesa dei veleni, ci conferma che gli auspicati cambiamenti nella loro effettività e sostanza non possono avvenire attraverso patti sclerotizzati a difesa di una sola categoria, l’unica ammessa a “partecipare” e trattare, con potere di veto.

Adriano Rizzoli - Emanuela Varisco, 19 gennaio 2016

 

 

Protocollo sui pesticidi

Uil: adesso servono i fatti

Il segretario Walter Alotti critica il protocollo sui fitofarmaci firmato ieri

l'Adige online, 16 gennaio 2016 

La Uil del Trentino commenta con un comunicato stampa, firmato dal segretario generale Walter Alotti, il protocollo sui fitofarmaci firmato ieri dagli assessori Dallapiccola, Zeni e Gilmozzi con l’Apot (l’associazione dei produttori ortofrutticoli), il Consorzio vini del Trentino, la Fondazione Mach, l’Azienda sanitaria e l’Agenzia per l’ambiente.

Il comunicato

«I provvedimenti concreti scarseggiano poiché sanzioni per chi “sgarra” non ce ne sono e quel poco di buono che emerge, come il concetto di “produzione integrata volontaria”, è farina del Pan (Piano d’azione nazionale)». Come Uil del Trentino, quindi, siamo d’accordo con Vigilio Pinamonti della Fondazione Mach nel definire questa mera “dichiarazione d’intenti” un’inutile e troppo generica «fotografia dell’esistente» senza innovazioni di sorta. Sostanzialmente, a fronte di tante promesse e “tronfietà” - «in Trentino viene effettuato il doppio dei controlli rispetto al resto d’Italia» (peccato che i nostri limiti restino tra i più blandi del Paese), «l’attività di monitoraggio sarà più organica e strutturata rispetto ad oggi», «manterremo un impegno costante nel tempo» - a fronte di tutto ciò, insomma, manca la benché minima garanzia. Il famigerato chlorpyrifos (all’origine degli scarsi indici di qualità dei nostri corsi d’acqua), per dirne una, è ancora consentito per legge e dobbiamo accontentarci dell’impegno, affatto vincolante, a usarlo di meno. I diserbanti, poi, sono ormai considerati non più pericolosi in seguito ad un intervento dell’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza del cibo) con buona pace del recente pronunciamento dell’ Iarc (Agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro) secondo cui il glisofato è, invece, cancerogeno.

Su alcuni fronti il Trentino potrebbe essere davvero innovativo, basti pensare al caso Vallarsa (con l’obbligo di assicurazione contro danni a terzi per chi non coltiva o alleva con metodi biologici) o Malosco (limite di 50 metri da aree verdi, scuole e asili per utilizzo dei prodotti fitosanitari), ma si preferisce dare adito a tesi assurde come quelle secondo cui «non possiamo permetterci di perdere un raccolto per delle scelte sbagliate» e «aumentare la distanza minima tra i frutteti
irrorati e le abitazioni significherebbe un cambiamento drastico delle geografia agricola provinciale».

C’è, infine, un altro aspetto decisivo. Possiamo anche accettare il criterio che sia il mercato a sanzionare, ma non se a questo precetto si accompagna una comunicazione tutta tesa a “non demonizzare” i fitofarmaci. Non si può firmare un “patto col diavolo” (quella potente lobby di agricoltori che, senza vincoli concreti, ha tutto l’interesse a operare impunemente in funzione del profitto) e poi chiedere di “non demonizzare”. Bisogna allontanare la chimica dai frutteti e vigneti perché il rischio di ammalarsi di tumore è concreto, punto e basta. Questo deve essere un caposaldo se si vuole cambiare la mentalità dei consumatori che, inevitabilmente, si rifletterà sui produttori.

Altrimenti, a forza di sentire le favole raccontate da gente come Gabriele Calliari, presidente della Coldiretti provinciale e autore dei precedenti virgolettati, finiremo per mangiare la mela avvelenata di Biancaneve, e non sarà certo un manipolo di “nani” che firma minuscoli e insignificanti accordi a salvarci».

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