Attribuito il “Cigno nero sputafuoco” a Legambiente

Attribuito il “Cigno nero sputafuoco” a Legambiente

www.ruralpini.it - 10 agosto 2013

 

Milano - Il sito www.ruralpini.it ricambia Legambiente che, con la carovana delle Alpi, gli ha assegnato qualche giorno fa la bandiera nera dei “pirati delle Alpi”. Legambiente si è meritata un Cigno Nero del finto ambientalismo.

 

Il “riconoscimento” di Legambiente a Ruralpini era motivato nel modo seguente: «per la controinformazione e l'approccio, ingiustificatamente allarmistico, alla complessità della gestione dei grandi predatori in ambiente alpino, che mira a vanificare l'esito di un importante ritorno, quello di lupi e orsi nelle Alpi italiane».

Chi, però, si fosse preso la briga di navigare in Ruralpini si sarebbe molto meravigliato perché sul sito “incriminato” avrebbe trovato rubriche contro i pesticidi, contro l'esproprio della tipicità dei veri prodotti agroalimentari di montagna, contro gli “sfregi alla montagna”, contro gli Ogm e si sarebbe chiesto su quali basi Legambiente classificava Ruralpini tra gli Attila delle Alpi.

Un lettore attento non avrebbe però faticato a rintracciare le ragioni della “simpatia” di Legambiente per Ruralpini ponendo attenzione al fatto che il tema contro cui Ruralpini è più impegnato è la truffa delle finte energie rinnovabili e, in particolar modo quella delle biomasse e del biogas. Rispetto alle quali la denuncia del ruolo nefasto di Legambiente non è certo nascosta tra le righe.

In forza del suo impegno per l'ecologismo sociale e rurale (del tutto agli antipodi di quello degli “ambientalisti” da salotto e da consiglio di amministrazione) Ruralpini non si fa scrupolo nel denunciare anche la reintroduzione dei grandi predatori nelle modalità da "ecologia spettacolo" e senza garanzie per le categorie più direttamente impattate. L'operazione è di per sé mistificante perché si fa credere che la “natura incontaminata” venga magicamente ripristinata per la presenza taumaturgica di orsi, lupi e linci. Mentre le Alpi vengono sfruttate sino all'ultima goccia dalle captazioni idroelettriche, continuano ad essere attraversate da enormi flussi di traffico, si continua a cementificare anche in quota, gli inquinanti delle industrie dell'agricoltura piovono dal cielo.

Di questa ambigua operazione “grandi predatori” Ruralpini denuncia come i vantaggi (politici, economici, di marketing) ricadano su soggetti che non contribuiscono affatto a mantenere la vita in montagna e la biodiversità, anzi! A fare le spese della presenza dei Grandi Predatori sono i lavoratori delle Terre Alte: i contadini, i pastori protagonisti di attività realmente sostenibili, che non usano pesticidi né energia fossile, la gente di montagna che ha paura ad inoltrarsi nei boschi per far legna o raccogliere funghi.

Ruralpini da tempo denuncia che la finalità degli ambientalisti dietro questo baraccone della finta ecologia è quella di favorire l'ulteriore spopolamento della montagna (se l'orso non è compatibile con le case... si devono togliere le case). Una montagna alpina spopolata, senza comunità pronte a rivendicare diritti, è l'ideale per lo sfruttamento del “petrolio blu” (l'acqua) e del “petrolio verde” (le biomasse legnose”). Ed ecco che il cerchio si chiude!

Ora Ruralpini assegna il Cigno Nero Sputafuoco (che può anche essere visto come un orrido drago, metafora della cupidigia nelle mitologie tradizionali). Il rapporto tra oro (incentivi più alti d'Europa per queste “energie pulite”) e fuoco è palese nell'effetto che conseguono le “energie rinnovabili” nel moltiplicare le combustioni, i camini, le emissioni inquinanti (per unità di energia elettrica prodotta molto più elevate delle centrali termoelettriche “tradizionali”)

Legambiente copre con la foglia di fico di presunte motivazioni ambientali le speculazioni sulla green economy (o greed economy?) partecipando in prima persona, attraverso le sue appendici imprenditoriali e speculative (Esco, partecipazioni societarie, gruppi lobbystici, istituti e associazioni solo apparentemente senza scopo di lucro). È questo conflitto di interesse palese che costituisce la motivazione principale del “Cigno Nero”.

Ulteriori approfondimenti delle motivazioni del Cigno Nero a questo post.

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