Costituzione “Comitato per la difesa contro i grandi carnivori”

Costituzione “Comitato per la difesa contro i grandi carnivori”


Considerato

Che in diverse regioni italiane si è fortemente accresciuta la presenza di grandi predatori quali orso, lupo e lince e che essa è causa di danni rilevanti ai sistemi di produzione zootecnici estensivi e pastorali nonché ad altre attività agricole (quali apicoltura, frutticoltura).

Che la diffusione sul territorio dei grandi carnivori è il risultato di programmi di reintroduzione, progetti e iniziative promosse dal sistema dei Parchi e dalle organizzazioni ambientaliste che non hanno, in assenza di partecipazione democratica e del coinvolgimento delle popolazioni e delle categorie direttamente interessate, adeguata valutazione degli impatti sulle attività tradizionali agro-silvo-pastorali esercitate in ambito montano e collinare.

Che l'aumento della presenza dei grandi carnivori è al tempo stesso conseguenza ma anche causa dei processi di abbandono dello spazio agro-silvo-pastorale e di aggravio delle difficoltà connesse all'esercizio delle attività tradizionali costrette a confrontarsi con sfavorevoli tendenze di mercato, insopportabili vincoli burocratici e politiche agricole che non tengono in adeguata considerazione la specificità di questi ambiti.


Considerato inoltre

Che l'ulteriore abbandono delle aree montane e collinari è tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza di habitat riconosciuti di interesse prioritario da parte delle stesse normative (Direttiva Habitat) che istituiscono regimi di particolare protezione per i grandi carnivori.

Che l'impatto dei grandi carnivori induce in particolare l'abbandono di vaste estensioni di pascoli riducendo la biodiversità e determinando conseguenze negative sul piano delle protezione idro-geologica e della prevenzione degli incendi boschivi.

Che la contrazione delle attività zootecniche estensive e pastorali porta con sé il rischio di estinzione di numerose popolazioni autoctone di animali domestici a limitata diffusione per i quali è previsto un preciso impegno di tutela sulla base dell'adesione dell'Italia e della Ue alla Convenzione per la biodiversità.

 

I sottoscritti ritengono indispensabile sviluppare in forma coordinata sul piano nazionale un'azione organizzata finalizzata al contrasto all'ulteriore diffusione dei grandi carnivori sul territorio nazionale e all'introduzione di misure e schemi di intervento tali da garantire protezione e sostegno alle attività tradizionali interessate al problema e in particolare:  

- più incisive misure di prevenzione e di mitigazione degli attacchi e un più adeguato risarcimento di tutti i danni diretti e indiretti subiti;

- il coinvolgimento, in tutte fasi di elaborazione e di gestione degli interventi di gestione dell'impatto dei predatori, anche di rappresentanti e tecnici espressione delle categorie interessate, correggendo una situazione attuale che vede le gestione della materia affidata ai soli soggetti interessati alla tutela dei predatori;

- il controllo mediante abbattimenti programmati delle specie responsabili di situazioni di grave danno consentendo anche ai pastori e allevatori la difesa attiva contro i predatori

 

A tal fine essi sottoscrivono la costituzione di un Comitato "Per la difesa contro i grandi carnivori" al quale potranno aderire successivamente coloro che ne condividono le finalità in rappresentanza delle regioni di provenienza e con l'impegno ad organizzare nell'ambito delle stesse un Comitato regionale.

 

Costituiscono finalità e attività del Comitato:

- il coordinamento sul piano nazionale delle attività dei comitati regionali a raccordare la propria azione con quella di organismi di coordinamento e associazioni che in ambito europeo e internazionale perseguino finalità di tutela dai grandi carnivori delle realtà montane e rurali e delle attività tradizionali;

- la promozione delle iniziative di divulgazione presso la pubblica opinione relative alle gravi conseguenze della presenza dei grandi carnivori sulla pastorizia e la vivibilità dei centri abitati delle Terre alte;

- la sollecitazione dei diversi livelli istituzionali, nell'ambito delle rispettive competenze, ad adottare più efficaci misure di tutela della pastorizia e delle attività tradizionali esercitate a modificare i protocolli regionali, nazionali, e inter-regionali, di gestione dei grandi carnivori che in Italia prevedono procedure ipergarantiste nei riguardi dei grandi carnivori che non trovano riscontro nella normativa dei paesi confinanti che pure aderiscono alle convenzioni internazionali;

- la predisposizione di azioni concordate a livello nazionale ed internazionale al fine della modifica dello status di specie superprotette dei grandi carnivori considerato il diverso stato delle loro popolazioni rispetto al passato e, al contrario, il crescente rischio di abbandono delle attività pastorali e la conseguente perdita di biodiversità legata ad habitat ritenuti di salvaguardia prioritaria dalle direttive europee.

Il Comitato intende svolgere le proprie attività sul piano nazionale, ma anche partecipando ad organismi con analoghe finalità a carattere europeo o internazionale.

 

Sottoscritto da comitati regionali di Emilia, Toscana, Piemonte e Lombardia

Luglio 2011

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